Between Home and Wisdom

di Filippo Maggia

 

Tommaso Fiscaletti descrive la township di Dunoon, situata nelle vicinanze di Cape Town in Sudafrica, come un luogo dove la vita quotidiana si manifesta con una “densità particolare”.  La presenza delle oltre 30.000 persone che animano Dunoon, sparse nel classico dedalo disordinato di viuzze e abitazioni tipico delle township, piccole o grandi che siano, trasmette sicuramente questa sensazione di compattezza fisica, come se tutte e 30.000 formassero un unico essere vivente. La densità di cui parla l’autore è però qualcosa di meno tangibile e più profondo, esoterico, va oltre la materialità del primo approccio: una concentrazione di sensazioni e suggestioni che subito si avvertono nel rapporto con la comunità, dove l’intensità dello sguardo sovente coinvolge e compromette ben oltre le parole.

Introdotto da due figure leader della comunità che conducono atelier di artigianato locale, Fiscaletti ha indagato il mondo che fa capo alle donne Sangoma, riferimenti spirituali che praticano il culto degli antenati, capaci di aiutare gli altri attraverso un sapiente utilizzo della medicina tradizionale.  Lungi dal voler documentare l’esercizio religioso nella sua quotidianità, il giovane fotografo marchigiano ha concentrato la sua ricerca nel rapporto che queste donne carismatiche hanno con le persone del luogo, siano esse parenti, amici o perfetti sconosciuti. 

Fiscaletti è rimasto fedele a una precisa impostazione progettuale che ha sempre caratterizzato il suo lavoro: il riferimento del suo stile al genere fotografico della stage photography è in questo caso appropriato, ma occorre specificare che tale attitudine poggia su un’ossatura documentaristica che concede poco spazio alla costruzione scenografica privilegiando invece ambientazioni naturali ed essenziali, volutamente neutre, asettiche. 

Ciò che il fotografo vuole mostrare è l’energia interiore che da quelle donne, in apparenza simili a tutte le altre craft woman ma in realtà riconosciute guide spirituali, sprigiona, evapora adagiandosi su quanti stanno loro intorno. Lasciando allo spettatore il compito di immaginare come questa trasmissione di esperienza e sapere ancestrali possano trasmigrare da una generazione all’altra, Fiscaletti concentra il suo sguardo sull’organizzazione della fotografia. Ecco dunque che la costruzione dell’apparato scenografico passa in secondo piano, sovrastata dall’importanza di una fondamentale calibratura della luce, elemento necessario per una corretta rappresentazione e successiva lettura e percezione dell’immagine e di quanto essa desidera raccontare. 

L’inserimento, lungo la narrazione, di ritratti di altri membri della comunità è complementare al lavoro e non semplice corollario: definisce infatti quanto il ruolo delle donne Sangoma sia delicato e fragile, vera mediazione fra un presente complicato e difficile –di cui questi “consapevoli figuranti” sono protagonisti- e un passato di lunghe e radicate tradizioni cui, ancora oggi, è necessario guardare.

 

 

Between Home and Wisdom

by Filippo Maggia

 

Tommaso Fiscaletti describes the township of Dunoon, located near Cape Town in South Africa, as a place where daily life shows a "particular density." The presence of the over 30,000 people animating Dunoon, scattered in the classic messy maze of narrow streets and houses typical of any small or large township, certainly conveys this feeling of physical compactness, as if all 30,000 would form a single living being. The density mentioned by the author is, however, something less tangible and more profound, esoteric, which goes beyond the materiality of the first approach: a concentration of sensations and feelings immediately felt in the relationship with the community, where the intensity of the gaze often involves and compromises beyond words. 

Introduced by two leading figures of the community leading workshops of local handicrafts, Fiscaletti investigates the world governed by the Sangoma women, spiritual references that practice ancestor worship, able to help others through a skilful use of traditional medicine. Far from wanting to document the religious exercise in everyday life, the young photographer from Marche focuses his research in the relationship that these charismatic women have with the locals, be they relatives, friends or strangers. Fiscaletti remains faithful to a specific design approach that has always characterized his work: the reference of his style to the photographic genre of stage photography is appropriate in this case, but it should be specified that this attitude is based on a documentary frame that allows little room to scenic construction, rather selecting spectacular natural environments which are essential, deliberately neutral, aseptic. What the photographer wants to show is the inner energy that those women, similar in appearance to all other craft woman, but actually recognized spiritual guides, release, radiate, affecting those around them. Leaving the viewer to imagine how this transfer of ancestral experience and knowledge can transmigrate from one generation to another, Fiscaletti focuses his gaze on the organization of photography. Here, then, the construction of the scenic apparatus fades into the background, dominated by the importance of a basic calibration of the light, which is fundamental for the representation and the subsequent reading and perception of the image and of what it wants to tell.

Entering, along the narration, portraits of other members of the community is complementary to the work and not a simple corollary: it explains how the role of Sangoma women is delicate and fragile, a true mediation between a complicated and difficult present – whose stars are these "aware guests" - and a history of long and deep-rooted traditions which you need to look at even today.