2011

 

Un luogo, un momento in cui l'uomo riesce a fondersi con ciò che ha intorno a se, una condizione possibile. Anche se in buona parte questo progetto è composto da ritratti, la parola paesaggio fa riferimento a qualcosa di più esteso, una visione interiore che appartiene a ogni uomo, quindi un punto di vista inevitabilmente più ampio. Ho realizzato queste immagini ai piedi di un albero, un pino marittimo con il tronco e i rami che si estendono paralleli al terreno. Il vento forte negli anni ne ha modificato l'andamento ed è come se tagliasse l'aria in maniera orizzontale creando una divisione significativa tra il buio e la luce. Ho pensato che sarebbe stato un luogo perfetto per raccontare un passaggio, un accostamento verso ciò che abbiamo di più primordiale, dentro e fuori di noi. I rami dell'albero creano una sorta di recinto naturale per poi perdersi tra i folti cespugli, una zona franca dove inscenare dei ritratti "mentali", in cui l'uomo non ha più paura del mistero ma diventa concretamente parte di esso. 

 

A place, a time, when man succeeds in merging with what surrounds him; a possible condition. Although much of this project consists of portraits, the word “landscape” refers to something wider, an inner vision that belongs to every man, then inevitably, a broader point of view. I took these pictures at the foot of a tree, a maritime pine with the trunk and branches extended parallel to the ground. Over the years, the strong wind has changed its shape and now it cuts the air in a horizontal manner, creating a clear division between darkness and light. It is the perfect place to emphasise a transition, an approach toward what is more primal, inside and outside ourselves. The branches create a natural fence and then get lost among the thick bushes, a free zone to create “mental” portraits. A place in which man has no more fear of the mystery, but actually becomes part of the mystery.